Ambiente

Published on marzo 29th, 2019 |   Auro Accurso

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La laguna di Grado

In continuo movimento

Di Elio Candussi
 
Chissà com’era la laguna di Grado duemila anni fa? Doveva essere molto diversa da quella di oggi; sappiamo che essa si comporta in modo dinamico, si trasforma nei secoli e muta d’aspetto. Proviamo dunque ad immaginare come è cambiata e come potrebbe cambiare.
Aquileia, fondata nel 181 a.C. e divenuta capitale della x Regio Augustea, assunse in epoca imperiale il ruolo di grosso emporio commerciale, scambiando le merci provenienti dall’Oriente con quelle prodotte a nord e nell’entroterra. Oltre alle varie strade che collegavano alle principali città dell’impero, Aquileia aveva dei capienti magazzini e soprattutto un ampio porto fluviale che proteggeva le navi dalle tempeste. Il collegamento al mare avveniva attraverso il fiume Natissa (all’epoca molto largo) con un viaggio di una decina di Km; dalla città al mare il Natissa aveva una portata ed un percorso diversi dall’odierno Natisone. I suoi fondali dovevano essere abbastanza profondi da consentire il transito delle navi da carico, che avevano un pescaggio di almeno un metro; le navi onerarie potevano avere un pescaggio anche di oltre due metri, quindi una situazione molto diversa da quella di oggi incui siamo costretti a dragare ogni anno l’idrovia translagunare per consentire il transito delle barche a motore e le motonavi turistiche.
In epoca romana Fossalon e Terzo di Aquileia erano probabilmente delle paludi, mentre Grado era un minuscolo isolotto e un porto di servizio per Aquileia. Quella che oggi è una laguna, cioè un territorio ben separato dal mare aperto, non esisteva proprio, era in gran parte terraferma, cioè la linea costiera era più a sud di oggi.
A partire dal V-VI secolo d.C. cominciò a formarsi la laguna come la conosciamo oggi, seppellendo le strade romane. Aquileia decadde con le invasioni barbariche e Grado crebbe come uno dei porti litoranei della Repubblica Veneta. Vennero costruiti diversi edifici di culto nelle varie isole della laguna, alcuni sopravvissuti come il santuario di Barbana e le basiliche di Grado, altri sono scomparsi come la chiesetta di S .Pietro d’Orio o sono rimasti poveri resti come nel caso della chiesa di S .Giuliano nell’omonima isola. Fino alla fine dell’Ottocento possiamo dire che la vita in laguna è scorsa quasi immutata con l’attività di pesca tra barene e canali che con la bassa marea è percorribile solo col kayak e spesso nemmeno con esso.
Nei primi decenni del secolo scorso la laguna visse la sua prima rivoluzione; arrivarono i primi turisti austriaci, via treno da Cervignano a Belvedere e poi con traghetti fino a Grado, già allora nota come “isola del sole”. Si realizzarono la bonifica di Fossalon, di Boscat e della “IVa Partita” a sud di Terzo di Aquileia e vennero creati dei villaggi per i pescatori lagunari a Rotta Primero e all’isola dell’Anfora (dove funzionò anche una scuola elementare). Venne costruita la strada translagunare da Belvedere verso Grado, che così cessò di essere un’isola, una strada che divise fisicamente la laguna tra la zona occidentale (con S. Pietro d’Orio, S. Giuliano, Anfora) e quella orientale (trasformata in una specie di lago marino interno, con l’isola di Barbana). Nel 1937 la ferrovia Cervignano-Belvedere cessòdi funzionare.
 
Dopo la seconda guerra mondiale, a partire dagli anni ’60 inizia la seconda rivoluzione e la morfologia lagunare muta ancora. Si crea dal nulla l’isola della Schiusa per ospitare i profughi istriani, si aprono i nuovi campeggi a cominciare da quello “Al Bosco”, l’espansione del turismo di massa porta alla creazione di nuovi nuclei urbani a Città Giardino e poi a Grado Pineta. Una nuova strada e un nuovo ponte a Rotta Primero consentono di Collegare Grado direttamente a Monfalcone e Trieste. La Laguna diventa sempre più un “mare interno” al territorio italiano e così la Regione decide di stabilire qual è il confine tra il mare aperto e la laguna installando oltre un centinaio di “cippi di conterminazione” dalla foce dell’Isonzo all’isola dell’Anfora; i casoni dei pescatori vengono spesso trasformati in residenze con i comfort moderni (acqua potabile ed elettricità). La spiaggia di Grado viene ogni anno danneggiata dalle mareggiate e deve venir “riparata”, il banco d’Orio e quello dei Tratturi si son venuti a formare anche a causa delle correnti generate alla bocca di ingresso di porto S. Vito (correnti in uscita dalla laguna con la marea calante e viceversa) e proteggono le isole di confine della laguna (a partire da S. Pietro d’Orio). Le motonavi, causa il pescaggio elevato, possono circolare solo lungo l’idrovia translagunare e per l’accesso al porto interno di Grado, percorsi che quindi vanno mantenuti coi profondi fondali.
Fioriscono le “marine”, sia in laguna che al di fuori, per ospitare le barche dei turisti e dei pescatori della domenica; di conseguenza occorre scavare un canale navigabile per consentire alle barche di uscire al largo; particolarmente impegnativo risulta il canale di Grado Pineta perché di fronte alla spiaggia si estende il “banco delle mule di Muggia”; più il canale è profondo e maggiori sono le correnti che si generano, con conseguente modifica dell’assetto dei fondali. La foce dell’Isonzo, come tutti i fiumi, porta a valle detriti di ogni tipo depositandoli in mare ai lati del delta e la corrente marina li sposta lungo la costa meridionale; lo stesso fa la corrente sotto il ponte di Rotta Primero.
 
Risulta evidente che fenomeni naturali e interventi umani stanno modificando profondamente, anno dopo anno, non solo la laguna ma pure la spiaggia ed il tratto di mare tra il camping Al Bosco e la Bocca di Primero. Un isolotto, che da alcuni anni ospita gli appassionati di “kite surfing”, si è formato poco ad ovest del camping Al Bosco e si sta ingrandendo senza sosta, è diventato un prolungamento della spiaggia libera verso il mare aperto, alla ricerca di acque più profonde e più trasparenti ed ai suoi lati crescono rigogliosi campi erbosi. Il molo del Camping Al Bosco un tempo arrivava quasi in mare aperto, mentre oggi alla sua estremità c’è un canale navigabile da piccole imbarcazioni attraversato da una forte corrente, uscente o entrante a seconda delle maree. Se dal molo si scruta il mare in condizioni di bassa marea e, meglio ancora con la luna piena, appare un’enorme distesa prativa; sì, da lontano è tutto verde di una vegetazione che si allarga per kmq verso Grado Pineta: il Banco delle Mule di Muggia si espande rapidamente verso ovest e verso sud!! Non solo! Se si segue il canale che esce da Grado Pineta verso il mare aperto si raggiunge dopo un km (o forse un miglio..) un banco sabbioso simile al Banco d’Orio, che fa da barriera al moto ondoso ed alle Mule di Muggia; ho constatato che di anno in anno questo nuovo banco cresce e si amplia; insomma; insomma si ha l’impressione che tra 10 o 20 anni si sarà formata una specie di seconda laguna davanti a Grado Pineta ed ai campeggi, e forsesi allargherà verso la spiaggia principale di Grado; a quel punto che ne sarà dei campeggi che non si affacceranno più sul mare??
Constatiamo che la laguna di Grado continua a muoversi e chissà quali sorprese ci riserverà in futuro! Siamo pronti a gestire queste metamorfosi?

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