Editoriale

Published on aprile 7th, 2021 |   Luca Cadez

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“E’ la stampa bellezza” – Vaccini e Regioni

di Donald Lam

 

Nonostante il cambio della guardia alla Protezione Civile e alla nomina del gen. Figliuolo a capo del comitato di emergenza anticovid, il numero delle vaccinazioni non decolla. La causa viene da tutti indicata nel taglio delle forniture della case farmaceutiche produttrici dei vaccini, prime tra tutte la anglosvedese Astrazeneca. Ma c’è qualcosa che non torna. Ad oggi – secondo notizie di stampa – sono state consegnate all’Italia 14.136.480 dosi e ne sono state somministrate 11.450.649 pari all’81%. Ne restano pertanto disponibili circa 2.800.000 che potrebbero essere – almeno in parte e tenuto conto del numero complessivo ancora in attesa della seconda dose – da subito utilizzate. Dunque, i ritardi nelle consegne indubbiamente ci sono e pesano ma non possono giustificare il divario macroscopico tra dosi ricevute e dosi alla data utilizzate. Il fatto è che nonostante le ripetute assicurazioni del gen. Figliuolo il traguardo delle 500.000 vaccinazioni giornaliere è ben lontano dall’essere raggiunto attestandosi oggi mediamente attorno alla 290.000. Le responsabilità allora vanno cercate altrove e in primis proprio tra le Regioni che, in virtù e grazie alla sciagurata riforma del titolo V della Costituzione varata in tutta fretta dal centrosinistra che rincorreva sguaiatamente la devolution bossiana, hanno di fatto la competenza esclusiva in materia di applicazione di provvedimenti sanitari.

E a poco serve invocare il richiamo all’art. 120 della Costituzione in caso “di pericolo grave per l’incolumità e sicurezza pubblica”, le Regioni non intendono cedere assolutamente nulla che possa intaccare la loro autonomia in materia sanitaria. E si capisce bene anche il perché: come avrebbe fatto altrimenti la Lombardia ad affossare la medicina di prossimità per privilegiare invece l’ospedalizzazione e l’ampia privatizzazione di servizi sanitari originariamente pubblici? Non a caso le Regioni di fatto hanno respinto al mittente i pressanti inviti ad uniformare i criteri di distribuzione dei vaccini privilegiando le categorie fragili e gli anziani così come ad uniformare le modalità di convocazione nei centri vaccinazione (si pensi solo alla Lombardia che ha speso 20 milioni di euro per dotarsi di un sistema proprio per contattare e convocare i cittadini lombardi per poi arrendersi di fronte al disastro e passare alle procedure a costo zero predisposte da Poste italiane). Il cattivo risultato è sotto gli occhi di tutti così come le enormi differenze tra Regione e Regione sia nel numero di vaccinati che in relazione alle categorie dei cittadini (e qualche assessore alla sanità – nonché vicepresidente di Regione – indicava anche il valore del Pil prodotto dalla Regione per vantare una qualche priorità nelle vaccinazioni).

Insomma, poche dosi di vaccino e caos organizzativo. Questa la situazione alla data, anche se a breve dovrebbero essere disponibili milioni di dosi da Pfizer, Moderna, Jhonson&Jhonson e Astrazeneca e la situazione, dunque, dovrebbe migliorare.

Draghi, dunque, non ha fatto il miracolo, che  peraltro non poteva fare, nonostante i peana con cui tutta la stampa italiana  ha accolto la sua discesa in campo. E resta aperta tutta la partita del Recovery Plan a 20 giorni dalla scadenza della data ultima di presentazione all’Europa. Con Conte tutti rimarcavano il ritardo e l’inconsistenza del piano, con Draghi tutto tace. E allora speriamo bene, ma a pensar male della stampa italiana forse si fa peccato ma spesso ci si azzecca.


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