Storia

Published on Luglio 2nd, 2021 |   Agostino Colla

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Archeologia, foto aeree e ipotesi: A Mainizza una cittadella fortificata?

Sebastiano Caggiula

In località Mainizza, ai tempi dell’antica Roma, c’era un ponte sull’Isonzo molto importante, il Pons Sontii. C’era anche una stazione di sosta con annesse terme, di cui si sono trovate le tracce durante gli scavi effettuati a più riprese nel corso del secolo scorso.

Nella foto qui riportata, così come in altre dell’archivio storico di immagini satellitari di Google Earth, compaiono nel terreno agricolo a sud dell’abitato di Mainizza quelle che si possono definire delle anomalie, cioè dei segni visibili solitamente solo dall’alto, che probabilmente indicano la presenza di manufatti sotto il terreno.

Nell’immagine, presa  dall’archivio storico di Google Earth e scattata nell’agosto 2013, si vedono in alto nella parte centrale  l’abitato di Mainizza con, a sud la chiesetta circondata da alberi.In basso da sinistra a destra il raccordo autostradale. A destra dall’alto al basso il fiume Isonzo e nell’angolo alto sinistro in diagonale lo stradone della Mainizza. Nella parte piu’  bassa della fotografia sono riportate le coordinate geografiche;  nella parte centrale della foto il terreno agricolo che presenta le numerose anomalie.

I segni del suolo possono rivelare la presenza di fossi, scarpate o fondamenta ricoperte di terra. Nella foto il contrasto nella colorazione si ha per una diversa ritenzione di umidità tra le zone in cui ci sono degli elementi sepolti e la zona circostante. Questo fenomeno non è sempre visibile ma lo è per lo più in certe condizioni climatiche. In altri casi si parla di crop-marks: ovvero la manifestazione della conformazione del suolo attraverso la sua superficie. Questa evidenza si ha quando un muro o un fossato sepolto fanno diminuire o aumentare la crescita della vegetazione. Ciò avviene per la diversa disponibilità di acqua e di nutrimento e per il cambiamento di profondità del suolo.

Le foto visionate presentano delle evidenze, talvolta di un tipo,talvolta dell’altro, ma sempre in corrispondenza degli stessi punti. Ciò fa pensare che non si tratti di segni lasciati dal lavoro di mezzi agricoli bensì aprono all’ ipotesi che sotto il terreno ci siano i resti di qualche manufatto.

Se e cosa ci sia e soprattutto la sua collocazione nel tempo sono impossibili da stabilire senza delle indagini più approfondite. Quello che si può fare finora e’ osservare le linee presenti nelle foto e condensarle in un’unica immagine:

La stessa foto di cui sopra, con le anomalie descritte e ipotizzate quali: strade ( colore giallo ), mura di cinta e bastioni (colore rosso) , edifici ( colore azzurro e nero ) , pilone del ponte (colore arancio contornato da blu ) e una zona non ben delineata ( color rosa) .

Ho provato a ipotizzare cosa potessero essere i resti celati dal terreno e, osservando i segni che ho sottolineato in rosso, vengono in mente le mura di cinta delle antiche città. Ma se queste a Mainizza fossero mura di cinta forse non si trattava solo di una mansio, cioè una stazione di sosta, ma di una città fortificata.

Quelli che potrebbero essere due bastioni squadrati sono lunghi approssimativamente 17 metri e larghi 4 metri nel loro perimetro esterno, intervallati da un muro lungo 75 metri . Le mura, peraltro ben conservate della vicina Cividale, viste dall’alto hanno la stessa fisionomia con il torrione rettangolare che dalla parte interna risulta vuoto, probabilmente provvisto a suo tempo di struttura interna lignea. Dalle foto aeree si nota una linea (rimarcata in rosso) con andamento E-W nell’area nel lato meridionale della chiesetta . Questa evidenza si presenta in loco come un rilievo alto circa 30 cm, lungo una cinquantina di metri e largo circa due metri. E’ possibile ipotizzare che si tratti del proseguimento della cinta muraria. Scendendo lungo la stradina che porta dalla chiesetta all’ Isonzo, dove un tempo il ponte collegava le due sponde, si nota in acqua vicino alla sponda quello che sembra essere un basamento a blocchi di pietra piuttosto regolari e che potrebbe essere cio’ che rimane di uno dei piloni del ponte .

Nella foto ho segnato con il colore azzurro due perimetri rettangolari i quali fanno pensare che sotto il terreno ci siano delle rovine: se di qualche edificio, magazzino, accampamento o cos’altro non è dato saperlo ad oggi. Quello al centro della foto è lungo circa 90 metri e largo circa 30 mentre quello adiacente alle linee rosse misura circa 65×15 metri con una seconda linea parallela ad uno solo dei lati lunghi distante circa 2 metri da questo e che copre l’intera lunghezza . Con il colore giallo ho marcato quelle che potrebbero essere delle strade, con quella più larga che si congiungerebbe al ponte in prossimità della chiesa e che nella direzione opposta punterebbe all’ingresso di Farra del raccordo autostradale. Dal tracciato più grande segnato in giallo scende un groviglio di segni di difficile interpretazione che ho evidenziato con il colore rosa , vicino ai quali ci sono delle piccole altre anomalie a fianco della presunta strada ( segnate anch’esse in rosa ); anche questi segni sono visibili in più foto e particolarmente in quella dell’agosto 2013. Infine nella parte in alto a sinistra della foto, con il colore nero, è segnato un tratto non troppo ben definito ma che presenta anche esso delle anomalie nel terreno presenti in molte foto sotto forma di quelli che sembrano essere dei crop-marks. In questo caso il perimetro che si riesce vagamente ad intuire con delle linee più chiare rispetto al resto del terreno più scuro compone un rettangolo con un semicerchio sopra uno dei lati corti, forma che può far pensare ad una chiesa. La linea rossa ad ovest della statale che ho tracciato calca quei segni che, in maniera meno marcata ma comunque visibile in più foto, corre fino al canale d’irrigazione posto a ridosso della collina e che prosegue le linee di quelle che suppongo possano essere mura di cinta. Guardando la distanza tra quelli che ho supposto essere due torrioni, ne ho inserito un terzo più ad est del quale però non ho visto nessuna traccia e del quale ho solo supposto l’eventuale presenza.

Queste mie sono solo le supposizioni di un semplice appassionato di storia. Spero che  suscitino l’interesse di qualcuno che abbia la possibilità di indagare ed effettuare studi in maniera più approfondita e con dei mezzi adeguati sulla reale origine di quei segni, che sembrano ricondurre ai resti di un’antica cittadella fortificata.


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