di Luca Cadez Il corso dell’Isonzo..." /> L’Isonzo a valle di Gorizia, tra sfruttamento e tutela - Isonzo-Soča

Ambiente

Published on Gennaio 10th, 2021 |   Luca Cadez

0

L’Isonzo a valle di Gorizia, tra sfruttamento e tutela

di Luca Cadez

Il corso dell’Isonzo-Soča aprendosi nella piana di Gorizia lascia la solida roccia calcarea dell’area montana per scorrere tra ampi depositi di ghiaie originatesi a seguito delle glaciazioni. Questi strati raggiungono uno spessore variabile tra i 40 e 80 metri, e sono quindi stati incisi, lavorati, nel corso dei millenni dalle acque, raggiungendo la conformazione attuale. Ed è proprio a meridione della città, tra Lucinico e Savogna, che il fiume ha subito negli ultimi due secoli significativi mutamenti che possiamo oggi ricostruire attraverso la cartografia storica e le più recenti foto aeree e satellitari.

La golena di un fiume è quella superficie compresa fra il letto di magra  e il suo argine, naturale o artificiale, che viene sommersa nei periodi di piena. L’area in oggetto si estende su oltre 200 ettari, ed è – per la parte boscata – coperta da olmi, frassini, mentre lungo la fascia perifluviale (quella a contatto diretto con il fiume) da pioppi e salici che meglio tollerano la sommersione delle radici. Interessante la presenza di qualche acero americano e un platano, sicuramente “fuggiti” da qualche giardino cittadino e qui naufragati. Mentre nella zona esterna lungo le scarpate e le boschette circostanti troviamo anche l’immancabile robinia (popolarmente chiamata acacia). Più all’esterno, specialmente lungo la sponda di Lucinico, numerosi sono i prati-pascoli d’alta pianura (prati stabili) dove possiamo anche trovare esemplari di orchidee.

Chi avrebbe mai pensato che le orchidee vivono nei prati vicino casa nostra? Ebbene le orchidee non sono solo quelle che si comprano dai fiorai! Le specie locali hanno fiori molto più piccoli ma non per questo meno belli, e sono protette. Da sinistra: Anacamptis pyramidalis, Ophris fuciflora e non mancano ucelli come il martin pescatore Alcedo atthis

 

I problemi ambientali

Oggi la zona non gode di un’ottima salute come più volte segnalato dalle associazioni ambientaliste. E non è l’unica ad avere problemi lungo il fiume “sacro alla Patria”. Sembrerebbe un posto tranquillo, ricco di animali, ma non è proprio così. Da decenni l’area è martoriata infatti dalla pratica di motocross e passaggio impunito di mezzi 4×4, evidentemente anche grazie alla scarsità di controlli; o in qualche caso addirittura vi si svolgono eventi autorizzati dalle Autorità. Vigerebbe infatti il divieto di accesso con veicoli a motore, per altro ben segnalato lungo tutti gli accessi delle strade forestali. Gli esiti di ciò sono ovviamente il disturbo costante delle specie animali ivi presenti che quindi sono impossibilitate ad utilizzare questi habitat in maniera completa. Il passaggio frequente dei veicoli anche al di fuori delle strade spaventa irrimediabilmente gli animali. Difficile dunque mettere su casa qui per un tasso, un capriolo, o per i tanti uccelli che frequentano la zona.

Eppure la Regione 40 anni fa aveva ben compreso l’importanza delle aree fluviali, individuandole, perimetrandole e istituendo dei parchi fluviali. Esperienza durata non molti anni – forse davano fastidio? – per essere sostituiti con una forma ambigua di area protetta depotenziata chiamata Area di Rilevante Interesse Ambientale (ARIA). Tanto rilevante che un secondo problema non trascurabile è il costante abbandono di rifiuti che procede incessantemente da decenni. Di ogni tipo, da quelli domestici, fino a quelli ingombranti, quali armadi, elettrodomestici, sanitari, automobili. Per fortuna che l’operosità delle associazioni ambientaliste cerca di porre rimedio organizzando giornate ecologiche insieme alle Amministrazioni comunali ed altre realtà. Recentemente l’asta fluviale è stata mappata nella Rete ecologica regionale, del Piano Paesaggistico Regionale, ma senza ancora una concretizzazione.

Rifiuti abbandonati e strade forestali devastate dalle moto. Qui da anni associazioni come Legambiente si curano di raccogliere i tanti rifiuti

 

La risorsa ghiaia

Ma prima cosa c’era? Le sponde del fiume hanno alimentato per decenni con le sue ghiaie i cementifici e le tante infrastrutture realizzate sul nostro territorio dagli anni ’50 in poi, trainate dalla crescita economica del dopo guerra. L’osservazione attenta dei rilievi aerei IGM dell’epoca mostra che fino agli anni ’70 ampia era la presenza di cave di ghiaia. Anzi buona parte delle golene era stata trasformata in cava. E al termine di quell’epoca quindi sono state abbandonate originando anche discariche abusive, in un momento in cui il ciclo di gestione dei rifiuti non ancora ben instradato. Sarà su queste discariche bonificate per altro che sorgeranno prima il parco di Piuma-Peuma (anni ’80) e poi quello della Campagnuzza-Sant’Andrea (2003). O in via Brigata Sassari a Gorizia dove prima è stata coltivata la ghiaia e poi è stata realizzata una discarica. L’immagine inoltre mostra il letto del fiume in posizione identica a quella attuale, ma non è sempre stato così.

Rilievo aereo IGM del 1974: si notano bene le zone bianche dove veniva coltivata la ghiaia. In alto a destra si nota il terrapieno in costruzione della strada statale variante 52bis

 

Le mappe storiche

Una prima lettura di carte di epoca austro-ungarica aiuta a capire quanto il fiume si sia modificato. E così usando come base la carta militare del Primo rilievo franceschino (1784–1785) possiamo osservare che questo scorreva molto più ampio e soprattutto ben ramificato, mentre oggi il fiume ha un corso principale e solo un paio di ramificazioni secondarie, di cui una inondata solo saltuariamente. Questa morfologia è chiamata a rami intrecciati (sono indicati in azzurro) e sono un carattere tipico dei fiumi che si aprono su pianure alluvionali e lasciati liberi di divagare tra le ghiaie. Li ritroviamo in forma maggiore anche sul Tagliamento. L’avvicinamento progressivo del letto attivo al palazzo di campagna degli Attems (noto anche come Villa Fausta e di cui sono ancora visibili i resti) porterà ad importanti opere di rettificazione del fiume intorno al 1820, e che potrebbero quindi avere avuto un incidenza anche sulla forma del corso attuale.

Primo rilievo franceschino: permette di leggere la forma del fiume nel sec. XVIII (www.mapire.eu)

 

Concludendo

Per tornare ai giorni nostri, sarebbe bello uscire da quell’ottica retorica del “fiume sacro a qualcosa”, e da quella farsa per la quale per tutti l’Isonzo è il fiume più bello d’Europa, del mondo e poi però si scopre essere un immondezzaio! I fiumi sono importanti corridoi ecologici. Infatti la nostra pianura è fortemente antropizzata, e vede da un lato ampie aree agricole che sono state trasformate; si pensi alle bonifiche che hanno eliminato le zone umide, o alle zone di riordino fondiario che hanno appiattito il paesaggio rurale. Dall’altra invece l’incessante crescita delle aree urbane, infrastrutture, e capannoni problema già affrontato da Isonzo-Soča nel numero 113/2017 (Il suolo un bene prezioso). In questa situazione le possibilità di vita e spostamento degli animali (ma anche delle piante!) si sono ridotte drasticamente. I fiumi sono considerati corridoi ecologici proprio perché sono elementi naturali che – pur nonostante le tante interferenze e modificazioni che hanno subito – collegano, pensando alla nostra regione, in direzione Nord-Sud territori diversi.

Entro qualche anno sul lato lucinichese vi sarà il passaggio della ciclovia dell’Isonzo che potrebbe quindi collegare la foce – riserva naturale regionale – con Gorizia e da lì permettere di proseguire risalendo il fiume in Slovenia. In vista dei tanti turisti, e non solo, potrebbe essere un’occasione per poter ridare un ruolo preciso, definito a questa area?

“Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell’universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo.”
[Rachel Carson]

Riferimenti

Mappa dei valori e criticità del fiume Isonzo 
Primo rilievo franceschino (1784–1785), Archivio di Stato di Vienna  
(a cura di) Ferrari L., Degrassi D., Iancis P., 2011, Storia di Lucinico, ed. Credito Cooperativo Cassa rurale ed artigiana di Lucinico Farra e Capriva.


About the Author



Back to Top ↑
  • ULTIMO NUMERO

  • LA NOSTRA PAGINA FACEBOOK

  • IL NOSTRO CANALE YOUTUBE