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Storia

Published on maggio 30th, 2021 |   Luca Cadez

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Ritorno al ponte romano di Mainizza: un sito storico importante, sconosciuto e bistrattato da chi dovrebbe farlo conoscere

Dario Stasi

L’altro giorno sono ritornato nel piccolo paese di Mainizza, dove c’era il ponte romano.

Mi piace la strada della Mainizza perché è aperta, larga, porta verso il sole e verso il mare, in mezzo a tanto verde. Quando ci passo in auto o in bici penso sempre che sia stata una fortuna se su questo lembo di pianura soggetto a servitù militari non si sia potuto costruire capannoni, negozi o magazzini, come invece è successo nelle periferie di tante città vicine. E qualche volta, quando ritorno a Gorizia o non ho fretta, entro volentieri nel paesetto di Mainizza svoltando per Via del Ponte Romano. So che lì, a poco più di cento metri, trovo un posto ricco di fascino in cui dare libero sfogo all’immaginazione: la chiesetta e la stradina, l’antica via Gemina, che in pochi passi porta in riva all’Isonzo, dove c’era il ponte romano. Il ponte che lo storico Erodiano definì “imponente e di gran pregio”.

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Mi ci ha portato la prima volta l’amico Adriano nel 2003. Quel giorno l’emozione è stata grande. Nel letto del fiume in secca, fra la ghiaia e l’acqua affioravano le rovine del ponte, i basamenti dei piloni con decine di grandi pietre squadrate, scolpite, leggermente levigate dall’acqua, pali di legno che le tenevano insieme. Ho scattato una foto a colori in cui si vede un’aretta in pietra con il bassorilievo di un delfino, foto di cui sono molto fiero Ricordo sempre le parole di Adriano:”Sto sognando, perché questo è un luogo magico, che ci fa riandare alla storia di Roma, di Aquileia, dei barbari che qui entravano in contatto con le genti mediterranee…”.

Da quel giorno mi sono documentato per bene su quel ponte. Ho chiesto informazioni a storici, archeologi, semplici appassionati. Ho scritto un lungo articolo su Isonzo Soča. Ho parlato, nel tempo, con vari sindaci di Farra, con l’architetto Lino Visintin che ha progettato un piccolo museo sul ponte, proprio accanto alla chiesa, Ho cercato di valorizzare quel sito in tutti i modi possibili.

Fino a qualche anno fa le lapidi affiorate dal fiume erano in bella mostra intorno al muro della chiesetta ma la Soprintendenza ai i beni archeologici ha deciso che quelle lapidi pesanti varie tonnellate non potevano stare lì (decisione non saggia). Bisognava portarle al sicuro, per cui ora si trovano al museo della civiltà contadina nel vicino sobborgo di Villanova, sempre a Farra.

Così, come dicevo, l’altro giorno sono ritornato in quel luogo e, ancora una volta, non ho trovato nulla. Niente che informi o almeno suggerisca che lì c’era il ponte romano. Niente lapidi intorno alla chiesa, niente piccolo museo. Non c’è neanche un cartello che dica qualcosa su quel ponte così importante.

Un cartello c’è a dire il vero ma non per il ponte, per informare in quattro lingue che la chiesetta è dedicata a Nostra Signora del Sacro Cuore.

Colpisce invece una colonna, una struttura metallizzata di una certa dimensione, comparsa da qualche anno, con un’unica scritta visibile: “Comune di Farra d’Isonzo”. Un oggetto misterioso. Forse un tentativo di informare sul ponte con uno strumento supertecnologico. Ma non si sa cosa sia. Non ci sono né leve né pulsanti. Non funziona e, mi dice poco dopo una signora nella piazzetta del paese, non ha mai funzionato. La signora non ha neanche idea di cosa sia quella colonna, ma è sicura che per metterla lì il comune abbia speso più di diecimila euro.

Così allora, per concludere, se un turista o una persona curiosa desiderasse vedere o sapere qualcosa su quel ponte dovrebbe andare al citato museo della civiltà contadina di Villanova di Farra. Per scoprire però che è sempre chiuso. O al museo di palazzo Attems a Gorizia, dove tutti i preziosi reperti trovati in questo sito archeologico negli anni Trenta si trovano accatastati alla rinfusa in un deposito abbandonato, polveroso e pericolante, tanto che nessuno può entrarci (qualche anno fa avevo fatto richiesta di vederlo ma “no se pol”). O a al museo archeologico di Aquileia dove sono esposte le due arette più importanti: quella trovata qui nel 1882 che raffigura il dio Isonzo e l’altra in cui per la prima volta appare il nome del fiume, Aesontius. Sono reperti storici così importanti che, in copia (così facile da realizzare), dovrebbero essere mostrate a Gorizia, in qualche luogo pubblico, o alla Mainizza in quel piccolo museo ancora sulla carta.

Dulcis in fundo. Nel sito del comune di Farra, nei “Cenni storici” sull’origine del paese viene ricordato il ponte romano come “un’opera grandiosa fatta costruire dall’imperatore Erodiano”. Ma Erodiano non era un imperatore bensì uno storico, l’autore della “Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio”.


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