Cultura

Published on Agosto 19th, 2021 |   Agostino Colla

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La domenica delle scope

Di Dario Stasi

La mattina di domenica 13 agosto 1950 al valico di confine della Casa Rossa, dalla parte jugoslava, si raduna una folla enorme che forza il blocco delle polizie di frontiera e dilaga nelle strade di Gorizia.

Ecco di seguito la testimonianza di Darko Bratina (Isonzo Soča n. 13, 1994):”Avevo otto anni. Al mattino presto di quella domenica arrivò a casa la notizia che in giornata sarebbe stato possibile incontrare i parenti che non vedevamo ormai da tre anni, dall’autunno del 1947, quando il confine ci separò”.

13 agosto 1950, la folla al valico della Casa Rossa (sottopassaggio della ferrovia) in una foto Altran

Quel confine era la “cortina di ferro”, la divisione del mondo di allora fra Italia e Jugoslavia, fra Occidente e mondo comunista dell’Europa  dell’Est. Un confine chiuso, invalicabile, calato a quattrocento metri dal centro storico di Gorizia.

Continua Bratina:”Arrivati alla Casa Rossa ci trovammo in mezzo ad un mare di gente composta e silenziosa come fosse in attesa di un rito inedito…Mio padre avvistò subito suo fratello accompagnato da una sorella e da una nostra cugina. L’emozione negli abbracci fu forte. Risa di gioia e lacrime. Scambio veloce di doni e di rispettive notizie familiari e poi di nuovo il distacco…Ritornammo di qua ma lentamente. Ci fermammo alla trattoria della Casa Rossa per dissetarci…Era già tardi, forse le due del pomeriggio, quando fummo colti tutti di sorpresa nel sentire un incredibile crescendo di volume di voci e rumori della folla, fino ad allora pressochè silenziosa, che culminò in uno strano e sonoro boato umano cui seguirono ondate di folla in rapida corsa verso la città. Si capì immediatamente che il confine era stato forzato dalla massa accaldata delle persone dell’uno e dell’altro versante, in modo del tutto spontaneo. Le forze dell’ordine si erano rivelate del tutto insufficienti ed inadeguate per bloccare una marea di gente così imponente. Il confine era stato rifiutato, rigettato e negato con una pacifica invasione…Successe allora un altro fatto straordinario. La città invasa dai “clienti” forzatamente assenti da qualche anno, aprì le saracinesche dei negozi, come fosse un evento programmato. In quella assolata domenica d’agosto in pieno pomeriggio miracolosamente rifiorì, seppur per poche ore soltanto, l’antico e naturale commercio della città…Nei negozi gli scambi, per mancanza di moneta, avvennero spesso in natura: uova, burro, grappa o qualche gallina contro utensili, caffè e tante scope di saggina. Verso sera ritornammo nel centro della città osservando lunghe file di persone che ordinatamente tornavano verso Casa Rossa.. Di tanto intanto dalle file spuntavano delle scope ben tenute sulle spalle. Il tutto senza il minimo incidente…”

L’incontro alla Transalpina in un particolare della copertina di Isonzo Soca n. 16. Si vede bene la scopa portata dai direttore del giornale Oko

La domenica delle scope: un episodio della recente storia di Gorizia che nella sua straordinarietà testimonia l’antico, profondo legame della campagna, del “contado”, con la sua città, lo storico centro amministrativo della contea, il mercato, la “piazza”.

Nel 1950 una nuova Gorizia, Nova Gorica, era ancora un grande cantiere. Erano già stati costruiti alcuni edifici, il palazzo comunale, i grandi caseggiati chiamati “ruski blochi” ispirati all’edilizia popolare sovietica. Ma la città per la gente era ancora Gorizia, visibile ancora oltre il filo spinato ma inarrivabile.

Con quell’episodio, quel “gesto”, si può ben dire che poche volte nella storia la volontà popolare si sia espressa in modo così spontaneo, radicale, pacifico.

Eppure per lunghi anni su di esso è caduto l’oblìo, come per altre vicende legate al confine o ai rapporti con i vicini sloveni.

Negli anni Novanta del secolo scorso Isonzo Soča ha ripreso a raccontare la “domenica delle scope” con articoli, incontri pubblici e anche con un documentario prodotto in collaborazione con la RAI regionale. Significativo è stato nel 1995 un incontro alla rete di confine della Transalpina fra collaboratori e lettori di Isonzo Soča dalla parte italiana e colleghi del settimanale Oko (L’occhio) da quella slovena, quando il direttore di questo giornale ci ha consegnato simbolicamente una scopa, dicendo che era venuto il momento di ritornarcela, e intendendo dire con quel gesto che Nova Gorica era cresciuta e non dipendeva più da Gorizia. Parliamo di oltre 25 anni fa.

E certamente oggi la situazione è ancora molto cambiata. La Jugoslavia comunista è un lontano ricordo. Italia e Slovenia sono entrambe parte dell’Unione Europea. Oltreconfine c’è un’altra Gorizia e insieme le due città possono guardare al futuro.

Lo scorso 13 agosto in piazza Transalpina è stato organizzata una bella manifestazione in ricordo della “domenica delle scope” nella quale campeggiava una mescita di birra transfrontaliera prodotta a Nova Gorica (Reservoir Dogs) e a Gorizia (Antica Contea). C’eravamo anche noi di Isonzo Soča a parlare di quell’evento, insieme alla presidente di ArciGONG, al vicesindaco di Nova Gorica e all’assesseore alla cultura di Gorizia.

13 agosto 2021, il tavolo alla manifestazione dei birrifici alla Transalpina con il vicesindaco di Nova Gorica Simon Rosic, la presidente di ArciGONG Julia Colloricchio, Dario Stasi e Annas Di Gianantonio per Isonzo Soca

Si dovrebbe ogni anno ricordare quella data con simili manifestazioni. Anche per continuare il dialogo e verificare le forme e modi nei quali si esprime oggi l’antico legame che univa il Goriziano.


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