Cultura

Published on Settembre 11th, 2021 |   Agostino Colla

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Gorizia, gli anni del dopoguerra e del Governo Militare Alleato: due foto raccontano

di Dario Stasi

foto 1
foto 2

Queste due fotografie (foto 1 e foto 2) sono state scattate a Gorizia l’11 maggio 1946 dai fotografi Altran durante una manifestazione di parenti e amici dei deportati in Jugoslavia nel 1945 nei quaranta giorni di amministrazione (per non dire occupazione o liberazione) jugoslava della città. Fanno parte di un servizio fotografico che abbiamo pubblicato sul n. 2 di Isonzo Soča nel 1990 dal titolo GORIZIA NELLA TEMPESTA, in tutto dodici fotografie, sei riguardanti l’amministrazione jugoslava (maggio-giugno 1945) e sei l’amministrazione alleata (giugno 1945-settembre 1947).
Le foto mi erano state date in prestito qualche tempo prima dal prof. Antonio Bisiach mio professore di dattilografia all’I.T.C. (poi “Fermi”) con una benevola riluttanza, perchè mi aveva in simpatia anche se avevamo idee molto diverse. Lui era stato protagonista di quegli anni e successivamente per lungo tempo era stato consigliere comunale della Democrazia Cristiana.
Mi aveva invitato a casa sua per vederle. Al tempo quelle foto ((1990) a Gorizia erano una rarità. Per questo decidemmo di pubblicarle.
Il prof. Bisiach mi aveva anche raccontato le situazioni rappresentate in quelle foto che, poi, abbiamo riassunto nelle didascalie: in particolare della foto 1, Comincia la ‘questione deportati’ e della foto 2, Saluto romano ai contadini del Collio scesi in città per la festa dell’uva. Evidentemente contadini sloveni.

Però oggi, a distanza di anni, qualcuno potrebbe obiettare sulla veridicità di queste foto, Allora è meglio precisare: nella foto 1 sono ben riconoscibili gli edifici di piazza Vittoria (c’è ancora l’edificio che di lì a poco sarà abbattuto per far posto alla via Bombi e al collegamento con la nuova galleria sotto il castello), nella foto 2 è molto difficile, se non impossibile, dire che sia una via di Gorizia alle spalle di chi fa il saluto romano. Ma guardando bene le persone fotografate è evidente che due o tre di esse si possono riconoscere in entrambe le foto, con gli stessi vestiti, i profili sufficientemente riconoscibili. Soprattutto il signore che fa il saluto romano al centro della foto 2, che è lo stesso sulla destra della foto 1.
Per cui non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che le due foto rappresentano parte delle stesse persone partecipanti alla su ricordata manifestazione. Si può anche supporre che i negozi con le saracinesche abbassate alle spalle dei manifestanti della foto 2 siano del corso Verdi, dato che la manifestazione era partita dal parco della Rimembranza per arrivare poi in piazza Vittoria. Ma andiamo avanti.

La foto 1 ci ricorda il dramma dei deportati in Jugoslavia, che questa città ha dolorosamente vissuto e che, ancora oggi, è una vicenda storica non risolta, non metabolizzata, e causa di continue diatribe e spesso anche di strumentalizzazioni politiche. Un problema noto.

La foto 2 invece è interessante perchè mostra una situazione particolare per Gorizia in quel’anno 1946: il saluto romano e le evidenti urla degli stessi manifestanti indirizzati ai contadini sloveni. Perchè dico situazione particolare per Gorizia? Perchè la città non era ancora stata assegnata all’Italia ed era governata da un Governo Militare Alleato (fino al 15 settembre 1947). Il saluto romano in quel 1946 in Italia era impensabile; nessuno, neanche il più incallito fascista si sarebbe sognato di farlo. Tanto più a tre settimane dalle prime elezioni politiche (2 giugno 1946) dopo la guerra e il ventennio fascista, un voto fondamentale per il Paese che prevedeva l’elezione dell’assemblea costituente incaricata di redigere la nuova costituzione e il referendum per la scelta fra Monarchia e Repubblica.
E’ importante sottolineare come la città non abbia nè potuto votare in quelle importanti elezioni, nè vissuto la campagna elettorale, nè partecipato al dibattito pubblico (stampa, radio, ecc.) e parlamentare di quegli anni, che porteranno poi all’approvazione della Costituzione della neonata Repubblica nel dicembre del 1947.
Qui c’erano altri problemi, un’altra storia. E si poteva fare ancora il saluto romano.

Vale la pena di ricordare ancora, che molte foto di quegli anni dei fotografi Altran illustrano il libro di Antonella Gallarotti “Gorizia contesa” (ed. LEG, 2011). Nel libro vi sono anche quattro fotografie della manifestazione dell’11 maggio 1946 ma non le due foto di cui parliamo qui. E si capisce perchè non siano state scelte dagli autori, specialmente quella del saluto romano. Oddio c’è anche la possibilità che quella foto, che è meno nitida dell’altra, non sia stata scattata da Altran. Ma ciò è improbabile e, comunque, il significato del nostro racconto non cambierebbe. Da notare infine che nel libro suddetto, nella didascalia che accompagna le foto della manifestazione sta scritto:”Dal corteo non si levano grida: il silenzio è più eloquente di mille parole”. La foto col saluto romano è una evidente smentita di questa affermazione.

Sono belle le fotografie che fanno la storia!


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