Editoriale

Published on Aprile 13th, 2021 |   Luca Cadez

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Regioni e “governatori”: ORA BASTA!

di Donald Lam

 

Ora basta. Di queste Regioni e dei suoi Governatori (come amano farsi chiamare) non se ne può più. C’è il governatore che pretende di essere lui a stabilire quali categorie di cittadini vaccinare per prime (De Luca) ; c’è quello che rimette alle famiglie la decisione di inviare o meno a scuola i figli ovvero optare per la Dad (Emiliano); c’è chi propone alla sua Regione di acquistare all’estero i vaccini in proprio (Zaia) e chi spende 20 milioni per far gestire alla società Aria della Regione Lombardia la prenotazione delle vaccinazioni (Fontana) con i risultati che si conoscono; chi pretende di chiudere i confini regionali e chi invece vuole aprirli perché la sua Regione è stata dichiarata “zona bianca” (ora, dopo due settimane è “zona rossa), c’è chi ha vaccinato avvocati e magistrati e chi guardiaboschi e personale della  forestale; c’è chi tarocca il numero dei decessi per restare in “zona gialla o arancione” e  chi vaccina parenti e amici. Ma che Paese è l’Italia? Che  Stato è lo Stato Italiano?

Dal punto di vista della coesione statuale l’Italia a me pare uno Stato delle Signorie regionali più che uno Stato nazionale, anche se sotto l’aspetto costituzionale l’Italia non è certo uno Stato federale come gli Stati Uniti o la Germania  o il Belgio. Ma come è potuto accadere tutto ciò? A mio avviso un colpo decisivo all’unità legislativa – e non solo – del Paese è stato dato dalla riforma del titolo V della Costituzione varato dal Governo Amato di centrosinistra nel 2001. Allora si è voluto rincorrere la Lega di Bossi che straparlava non di federalismo ma di indipendenza del Nord e rivendicava, solo per iniziare, totale autonomia anche nel campo dell’istruzione e dell’ordine pubblico. Fortunatamente le competenze assegnate alle Regioni non si sono spinte a tanto! Ma il danno era fatto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: moltiplicazione dei centri di spesa, burocrazie regionali oramai inscalfibili, clientelismo e “parentismo” dilagante, assegnazione di competenze che regolarmente confliggono con quelle dello Stato, disparità via via crescenti per il diritto alla salute dei cittadini, privilegi economici e previdenziali per le diverse caste politiche regionali. E via enumerando.

Se questo è il quadro, allora anche a sinistra una qualche riflessione si impone, aldilà del “buon governo” e dell’efficienza di alcune Regioni amministrate dal centrosinistra. Il Pd deve tornare ad essere un partito della nazione, altro che “ripartire dai territori” come auspica il neosegretario Enrico Letta, anche se tale indicazione va coniugata con la necessità di una indispensabile vicinanza alle esigenze del cosiddetto “popolo della sinistra” che sono: salute, lavoro, diritti, scuola e giustizia fiscale.  E allora da qui si riparta limando anche le unghie (o gli artigli?) dei Governatori, anche se di centrosinistra.


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