Le macerie di Amatrice - Isonzo-Soča

Editoriale

Published on Agosto 26th, 2021 |   Agostino Colla

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Le macerie di Amatrice

Il 24 agosto del 2016 un terremoto di magnitudo 5,9 radeva al suolo Amatrice e i paesi vicini. Ieri è stato ricordato il quinto anniversario di quel disastro alla presenza di Draghi, che ha confermato la vicinanza delle istituzioni alle popolazioni colpite da quella immane tragedia. Solo che …

Solo che a cinque anni di distanza – con radio, televisioni, giornali e giornalisti a codazzo per ricordare il tragico evento – nulla o quasi è stato fatto per la ricostruzione di quei paesi. Migliaia e migliaia e migliaia di tonnellate di macerie fanno ancora bella mostra di sé esattamente dove si sono accumulate. Ieri la stampa di regime ha celebrato la presenza della prima gru dedicata alla ricostruzione ed era penoso, oltre che vergognoso, sentire l’eccelso Draghi promettere che non ci sarebbero stati ritardi nell’opera di ricostruzione. Cinque anni evidentemente non viene considerato un ritardo, forse per la politica è addirittura un anticipo!

In un lustro si sono alternati al governo destra, centro e sinistra, ma nessuno ha mosso un dito o ha spostato una pietra. Ma lo Stato, le Regioni, i commissari ad hoc dove erano in tutto questo tempo? Come è che nessuno mai venga indicato come responsabile? Si tratta sempre e solo di un “destino cinico e baro” che perseguita il Bel Paese?

E tutti gli attori di questa tragica pantomima, a partire dai politici per finire con i media e con i loro protagonisti dalle voci e dai volti oramai usurati, ci raccontano da mesi delle “magnifiche sorti e progressive” che attendono l’Italia grazie ai 192 miliardi dell’Europa per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) .

Le macerie non rimosse dal 2016 di Amatrice non mi pare rappresentino un buon viatico per la ripresa,  anche se il portafoglio nazionale  gronda di miliardi che – occorre ricordare – devono tassativamente essere spesi bene antro il 2026. Esattamente entro cinque anni. E che il buon Dio ce la mandi buona. 


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