Redazione

Published on Luglio 6th, 2023 |   Agostino Colla

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Ribellarsi è giusto

Dario Ledri

Dal gennaio 2022 a maggio 2023 la Guardia di Finanza ha scoperto 8.594 evasori totali, con un incremento del 54% sullo stesso periodo precedente. 8.594 cittadini – si fa per dire – che si sono ben guardati dal pagare “il pizzo di Stato”, come dice senza vergogna alcuna la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Gli stessi cittadini evasori che tuttavia godono della sanità pubblica, della scuola pubblica e di tutti gli altri servizi sociali messi a disposizione dallo Stato. 8.594 cittadini che si possono ricondurre quasi esclusivamente alle categorie dei lavoratori autonomi, la cui propensione all’evasione supera il 68%, e a una minoranza di lavoratori in nero che per lo più sono costretti a tale pratica.
Aggiungiamoci i 100 miliardi all’anno di evasione complessiva e ricordiamo pure che l’Irpef versata a carico di lavoratori dipendenti e pensionati raggiunge l’ 83% del totale incassato dallo Stato. Dunque, usando il linguaggio della premier Meloni e dei fogliacci che la sostengono, il lavoro dipendente e le pensioni, soggette alla ritenuta alla fonte effettuata dal sostituto di imposta (datore di lavoro o Stato), sono da sempre oggetto di una colossale “rapina a mano armata” da parte dello Stato. Altro che “pizzo di Stato”, che nemmeno si paga!
Allora: ribellarsi è giusto! Ma ciò non avviene. Perché di fatto non si può; perché il centrosinistra è diviso; perché i sottili distinguo che marcano il terreno a sinistra impediscono una azione incisiva; perché l’azione del Sindacato, fondamentale in questa battaglia per l’equità, è spesso frenata dai tatticismi della Cisl. Ma soprattutto perché nel variegato popolo della sinistra una fetta consistente o dà il suo voto al centrodestra – penso al voto operaio alla Lega – oppure, ripetutamente deluso dalle politiche messe in campo dal centrosinistra, ora non va più a votare. A ogni sconfitta elettorale del centrosinistra e del Pd in particolare, si sono sprecate le pungenti disamine circa le cause di quelle sconfitte: l’aver dimenticato i bisogni e le aspettative del mondo del lavoro e delle classi subalterne, l’aver privilegiato i diritti civili anziché quelli sociali, l’aver praticato una scellerata politica di tagli alla sanità e alla scuola pubblica, l’aver consentito una proliferazione indiscriminata di “”contratti pirata” con salari di 3 o 4 euro all’ora. Insomma, l’aver tagliato le radici con il proprio elettorato di riferimento mentre quello stesso elettorato subiva una drastica riduzione per il venir meno del modello produttivo incentrato sulla grande fabbrica fordista e per i nuovi modelli culturali imposti – a partire dagli anni 80 – dalla tv berlusconiana.
Con l’elezione a Segretaria di Elly Schlein l’elettorato del Pd ha indicato la strada da seguire su tre o quattro grandi questioni: lotta alla precarietà, salario minimo, salute e scuola pubblica, contrasto reale al cambiamento climatico e – naturalmente – lotta all’evasione. Con chi realizzare un tale programma? Con tutte le forze politiche che ci stanno ma soprattutto recuperando alla politica e alla partecipazione quei milioni di elettori che non votano più. Quella larga fetta del “popolo della sinistra” che si è perso non riconoscendosi più in un partito che inseguendo una governabilità fine a se stessa ha smarrito il senso della sua funzione.
Dunque, ripartiamo da qui. Occorre ridare fiducia al popolo della sinistra, chiamarlo ad un nuovo protagonismo partendo dai suoi bisogni e dai suoi interessi. Se poi qualche “dirigente” non ci sta e torna alla casa di Renzi, pazienza. Di contro avremo acquistato il consenso del nostro popolo e potremo dire che ribellarsi è giusto.


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